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Dettaglio Progetto Bethany Daycare Centre

Gulu si trova nel Nord dell’Uganda, nel distretto Acholi, una realtà che è stata travolta da una lunga guerra durata 20 anni, iniziata dal gruppo ribelle Lord’s Resistance Army di Joseph Kony. La guerra è stata molto violenta e crudele: si parla di numerose atrocità, stupri, uccisioni e mutilazioni compiute specialmente su donne e bambini, sequestrati ed addestrati come bambini soldato.

Terminati i combattimenti, nel 2007 la gente, pur con tante ferite, ha iniziato a ricostruire la propria vita. La guerra, oltre ad aver distrutto fisicamente tutte le strutture e infrastrutture esistenti e aver causato numerose vittime, ha lasciato traumi alla popolazione, soprattutto per chi è riuscito, dopo anni, a sfuggire ai ribelli, ma è stato rifiutato dalla famiglia o dalla comunità di appartenenza.

Le suore comboniane hanno accolto queste persone emarginate in un loro Centro, il “Comboni Samaritans”. Questo gruppo, avviato nel 1992 come risposta alla pandemia di AIDS che stava dilagando, fin dalle sue origini si è occupato delle fasce vunerabili. Ancor oggi il centro si fa carico delle persone emarginate della società, ospitando migliaia di persone sieropositive, oltre 1200 bambini orfani o vulnerabili per vari motivi, ex bambini soldato, donne violentate dai ribelli con i figli rifiutati dalle famiglie, persone con disabilità fisica e problemi mentali.

Il progetto

All’interno di questo centro è stata avviata l’attività di una cooperativa “Wawoto Kacel”, il cui nome significa “Camminiamo insieme”, nata proprio con l‘intento di ridare dignità e speranza di una nuova vita a queste persone vulnerabili. La cooperativa da subito ha dato i risultati attesi ma, occupando prevalentemente donne, per alcune di loro si presentava la difficoltà di dover affidare i figli a qualcuno durante l’orario lavorativo.

E’ stato quindi organizzato un asilo, per dare la possibilità alle mamme di lavorare, lasciando i bambini sotto la custodia delle educatrici e con la possibilità di allattarli. Il servizio dell’asilo è stato poi aperto anche ad altre mamme vulnerabili e disabili della comunità.

Obiettivo:

L’obiettivo di questo progetto è il miglioramento delle condizioni di vita di donne vulnerabili e dei loro figli ridando una vita dignitosa a donne sieropositive, con disabilità o che hanno subito violenze, per facilitare il loro reinserimento all’interno della società.

Beneficiari:

I beneficiari del progetto sono:

  • 20 donne sieropositive o vulnerabili che, lasciando i bambini in un posto sicuro e protetto, possono lavorare all’interno della cooperativa Wawoto Kacel e di conseguenza essere economicamente autosufficienti e reintegrate nella società;
  • 28 bambini di età 0-4 anni che vengono accolti all’asilo, ricevono una educazione prescolastica, una corretta cura e igiene personale e una dieta giornaliera nutriente e varia;
  • 3 educatrici che si prendono cura dei bambini.

In generale ne beneficerà anche la società circostante, che sarà più incline ad accogliere e a non emarginare queste donne vulnerabili e i loro figli.

Attività svolte:

Il Bethany daycare centre è un centro educativo non formale per bambini fino a 4 anni, con delle educatrici che si occupano di loro. Funziona tutti i giorni dalle 8:00 alle 17:00 e chiude solo durante le vacanze più importanti.

Il Centro fornisce ciò che è necessario per la cura dei bambini, garantendo un servizio sicuro e di qualità ai bambini e ai loro genitori. In particolare, l’asilo si occupa di:

– garantire i pasti ai bambini: l‘asilo si colloca nei pressi della cooperativa dove lavorano le madri dei bambini, e ciò permette ai più piccoli di venire allattati dalle madri. Per gli altri bambini è previsto un pasto caldo e nutriente giornaliero, oltre alla colazione e la merenda;

– curare l’igiene quotidiana dei bambini;

– gestire le eventuali cure mediche dei bambini;

– educare i bambini attraverso varie attività ludiche che consentono ai piccoli di crescere e di raggiungere i propri potenziali, di scoprire la propria identità aiutandoli a costruire la propria autostima.

Le madri contribuiscono, secondo le loro possibilità, al pagamento di una quota per l’asilo o con la fornitura di cibo. Tuttavia questo non basta a coprire l’intera spesa di gestione della struttura.

Ecco qui il report del 2018: DAYCARE 2018 REPORT

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