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Dettaglio Progetto Gli orti della pace

Questo progetto è nato a marzo del 2020, durante il periodo del lockdown conseguente al Covid-19, nel Nord Uganda, nella regione del Karamoja, una zona molto arida e povera.

Decine di ragazzi, ad Amudat, si sono trovati senza sapere dove andare e cosa fare, con le scuole e i confini chiusi. Alcuni di questi giovani, prima del lockdown, stavano studiando Agricoltura e da loro è nata l’idea di un progetto agricolo, che potesse fornire loro il necessario per la sussistenza e aiutasse la comunità contro l’insicurezza alimentare, che si stava aggravando a causa della pandemia.

ATTIVITA’

I giovani hanno iniziato a coltivare un terreno nei pressi di un fiume, quindi su un terreno fertile. I ragazzi che avevano studiato Agricoltura hanno insegnato agli altri giovani e alla popolazione locale a coltivare. I prodotti raccolti vengono quindi venduti al mercato di Amudat: cavoli, peperoni, spinaci, cipolle, carote, melanzane, cassava, patate dolci…

RISULTATI

Questo progetto ha portato numerosi vantaggi.

I giovani sono riusciti a mantenersi durante il periodo del lockdown, grazie al ricavato della vendita dei prodotti agricoli.

Molti giovani e la popolazione locale hanno imparato a coltivare con delle adeguate tecniche agricole.

La comunità ha iniziato ad avere a disposizione delle verdure prodotte localmente, a prezzi contenuti. Infatti, prima dell’avvio del progetto, le verdure che si trovavano al mercato di Amudat venivano tutte importate dalla città di Soroti o da altre città, a 200-250 km di distanza.

Questi orti, proprio per come sono stati ben organizzati e gestiti con professionalità, hanno ottenuto il riconoscimento delle autorità locali, e oggi possono accogliere studenti dei corsi di agricoltura, diventando un’utilissima occasione di scambio di informazioni sulle tecniche agricole.

Infine il progetto ha voluto promuovere la pace e la convivenza interetnica tra i giovani appartenenti a diverse etnie che, lavorando insieme, hanno potuto imparare il valore della pace.

Proprio da qui deriva il nome del progetto “Kalia”, che in lingua Pokot significa proprio PACE.

In questo video vi mostriamo il progetto, gestito dal missionario Damiano Mascalzoni.

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