“Speriamo ancora nell’arrivo del Papa in Sud Sudan”

Il presidente dei vescovi, Eduardo Hiiboro Kussala, commenta la notizia del rimando del viaggio di Francesco nel Paese insieme al primate anglicano Welby. Appello alla popolazione: «Impegniamoci per la pace».

Il presidente della Conferenza episcopale del Sudan e Sud Sudan, Eduardo Hiiboro Kussala, continua ad esprimere la speranza che Papa Francesco possa visitare comunque il Paese al più presto.

A tal fine, esorta la popolazione a lavorare per la pace in modo da assicurare che la visita del Pontefice possa svolgersi in piena sicurezza. Il presule, che guida la diocesi di Tombura-Yambio, lo afferma in una lettera inviata ieri, martedì 6 giugno, al National Catholic Reporter, scritta di suo pugno dopo la notizia diffusa lo scorso 30 maggio dalla Sala Stampa vaticana del rimando del viaggio di Papa Francesco in Sud Sudan , che si prevedeva per il mese di ottobre.

Bergoglio aveva espresso la speranza di recarsi nella regione africana insieme all’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, per compiere quello che sarebbe stato il primo viaggio internazionale congiunto dei leader della Chiesa di Roma e della Chiesa anglicana.

Tutti i sud sudanesi «aspettavano con impazienza l’evento storico della visita del Santo Padre Francesco», afferma monsignor Kussala nel messaggio. «È nostro grande desiderio, speranza e aspettativa che la visita pastorale del Papa non sia completamente sospesa, ma che possa essere riconsiderata e che il Sud Sudan possa accogliere Sua Santità come una nuova nazione», dice. Aggiungendo: «Sollecitiamo tutti i nostri fedeli e l’intero popolo del Paese a sforzarsi a promuovere la pace ognuno con nelle proprie possibilità… è l’unico modo di portare il Papa in Sud Sudan in un breve periodo». 

Il Sud Sudan, lo Stato più giovane del mondo dopo aver guadagnato l’indipendenza dal Sudan nel 2011, è vittima di una grave crisi politica scoppiata nel 2013 che ha portato ad una sanguinosa guerra civile costata la vita a circa 300mila persone e che ha provocato oltre 3 milioni di sfollati.

Kussala parla di questa difficile situazione nel suo Paese come del frutto di un «conflitto tribale/ regionale» e di «incertezze e divergenze politiche». «Dal 2013 ad oggi, il Sud Sudan è molto instabile», afferma il presule, «qui sono tutti traumatizzati». «Papa Francesco è particolarmente preoccupato per la sorte delle persone sofferenti nel mondo, e così anche per il Sud Sudan, quindi invita tutti noi, cattolici e non cattolici, a mettere queste al centro delle nostre preoccupazioni».

Il Pontefice «ci ricorda che agli occhi di Dio la nostra grandezza come individui o come società non è determinate dal potere, dalle ricchezze o dalla celebrità, ma dal modo in cui mettiamo in pratica l’invito delle Scritture a risollevare i poveri e gli emarginati, ad alzare la voce per la giustizia e contro le ineguaglianze, e per garantire che ogni essere umano possa vivere nella piena dignità», afferma il presidente dei vescovi sudanesi.

Esprimendo poi il rammarico per il fatto che «l’instabilità incontrollata e le tante sfide sopra menzionate» hanno determinato l’annullamento del viaggio per il 2017, il presule conclude: «Tutto quello che dobbiamo fare ora è intraprendere un serio auto-discernimento spirituale, rafforzare la pace e creare un’atmosfera favorevole ad una eventuale visita del Santo Padre nel momento opportuno».

Articolo preso da: La Stampa