Sud Sudan, allarme delle ong: “I grandi donatori lo stanno abbandonando”

Nuovi scontri nella più giovane nazione del pianeta. Medici senza frontiere denuncia l’emergeza sanitaria per i civili in fuga nelle paludi del Nilo Bianco. Medici con l’Africa Cuamm: “Stufi del conflitto Gran Bretagna, Usa e Ue vogliono chiudere i rubinetti”

Secondo i dati Oxfam, dopo quattro anni di guerra civile le scorte alimentari in Sud Sudan sono esaurite (ansa)

L’ennesimo allarme sull’emergenza umanitaria in Sud Sudan è stato lanciato a fine maggio da Medici senza Frontiere. Stavolta riguarda le popolazioni intrappolate tra i violenti combattimenti nel nord del Paese, tra Leer e Mayendit, con il consueto corredo di orrori che caratterizza quella guerra, ossia villaggi saccheggiati e bruciati, stupri e ammazzamenti di massa. I superstiti di questi nuovi massacri sono fuggiti nelle vaste paludi del Nilo Bianco, preferendo affrontare i cobra e i coccodrilli che pullulano in quelle acque, piuttosto che i soldati del regime e le milizie ribelli. Ma sugli isolotti dove riescono a trovare rifugio questi disgraziati non hanno né cibo né acqua né, ovviamente, la minima assistenza sanitaria.

Per don Dante Carraro, direttore dell’ong padovana “Medici con l’Africa Cuamm”, una delle poche che opera in quel disperato teatro di guerra, questo nuovo inasprimento dei combattimenti ha una spiegazione semplice: “Stufi di questo conflitto senza fine, i grandi donatori, ossia Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Europea, sono sempre più determinati a chiudere i rubinetti degli aiuti. Ma questa minaccia non ha fatto che esasperare la situazione sul terreno”. Don Dante è tornato due mesi fa in Sud Sudan,e sostiene che ormai non si tratta più di massacri etnici, ma di carneficine provocate dalla miseria e dalla fame. “In quelle condizioni, basta un fiammifero per scatenare l’inferno. Eppure sono sempre più convinto che le grandi potenze del pianeta avrebbero la forza per costringere i belligeranti a trovare un accordo di pace”.

Nato nel 2011, quando un referendum vinto con il 98,8 per cento dei voti sancì la sua indipendenza dal Sudan degli arabi di Khartum, il Sud Sudan è la più giovane nazione del pianeta. Ma il suo sogno di libertà e autodeterminazione è durato poco: nel 2013, infatti, è scoppiata una guerra civile tra i sostenitori del presidente di etnia dinka, Salva Kiir, e quelli del vice-presidente di etnia nuer, Riek Machar. Da allora, secondo alcune stime il conflitto avrebbe provocato 350 mila morti, molti dei quali uccisi dalla carestia e dalle malattie nelle zone più remote del Paese. Per il resto, come ancora una volta denunciano le ong internazionali, le forze governative e le milizie dell’opposizione continuano ad accanirsi sui civili violentando le donne, castrando i bambini e massacrando gli uomini a colpi di machete.

Da Repubblica.it