Daniele Bellocchio

Sul finire del 2013 il giornalista Daniele Bellocchio è sceso insieme a Marco Gualazzini, fotoreporter, nell’inferno dei Monti Nuba. Il loro reportage viene pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 14 febbraio 2014. Abbiamo chiesto a Daniele una sua testimonianza per “Notizie da Sorriso per il Sudan”. Ecco il suo racconto.

Check-point: resti carbonizzati di un carro armato, jeep munita di mitragliatrice montata sul cofano e ancora divise improvvisate, kalashnikov e sparuti RPG.

Questo l’ingresso nei Monti Nuba, in mano ai ribelli dell’SPLA-N.

Arrivando dal Sud Sudan, dopo aver effettuato il controllo dei lasciapassare e aver lanciato messaggi via radio alle postazioni successive, ecco che massi e sacchi di sabbia vengono spostati, per liberare il sentiero. Così si spalanca, nella sua immensità di alture e campi inariditi, l’accesso alla regione sudanese del Sud Kordofan: porta d’entrata  al cuore del genocidio africano.

È un conflitto dove il bene e il male sembrano essere tanto chiari come i confini che li separano.

Da un lato dello spartiacque, Omar Al Bashir, i bombardamenti degli Antonov, la guerra per il controllo del sottosuolo e il cielo del Sud-Kordofan trasformato nel campo di battaglia del regime. Dall’altro, invece, l’SPLA-N, l’esercito guerrigliero composto in gran parte da Nuba, che lotta contro Khartoum per la difesa della sua gente e della sua terra, delle sue madri e dei suoi figli, dei suoi nonni e dei suoi nipoti.

I mille volti di un popolo che nel solo sopravvivere ha trovato l’acme della propria lotta.

È inconfondibile il rumore degli Antonov; ogni giorno i motori dell’aviazione sorvolano Gidel, Kauda e pure Dellami e Buram. Vengono incessantemente sganciate bombe; la vita è diventata un continuo rifugiarsi nei foxholes o nelle grotte, da cui l’eco delle grida del popolo Nuba sembra però non riuscire a farsi sentire. C’è chi però, dotato di un “orecchio assoluto” in grado di intuire la musica dell’ingiustizia sudanese, questo lamento è riuscito ad udirlo.

Uno di questi è sicuramente il Doctor Tom, medico statunitense che gestisce, opera sul campo e manda avanti l’unico ospedale della regione, Mother of Mercy.

Il grido di dolore di questo popolo martoriato è stato avvertito anche in Italia: la Onlus italiana Insieme con Sorriso, che ha cofinanziato quello stesso ospedale e che per 9 anni ha lavorato al fianco dei Nuba.

Oggi cerca di proseguire la sua battaglia: uno sgambetto al regime e al massacro, un monito irriverente, un gesto di non rassegnazione, che ricorda come, sebbene l’odio parli una lingua diversa e lontana, la lotta per fermarlo invece può scavalcare idiomi e latitudini.