Marina Ferrero

Mupoi, novembre 2014. Una spessa nuvola di terra rossa nasconde un mezzo pesante in movimento, lo incrociamo dopo pochi minuti. È un camion. Il terreno è secco perché in quel tratto non piove da almeno un giorno.

Passiamo molte ore sul fuoristrada che deve fare gimkane tra i solchi profondi lasciati dal passaggio dei camion per raggiungere Mupoi. Arriviamo all’ingresso del compound che è pomeriggio inoltrato; una grande croce bianca, con due date 1912-2012, indica che si tratta di una missione.

Siamo nel cuore della foresta, nella regione del Western Equatoria, quella più tranquilla e pacifica del Sud Sudan.

È qui che Insieme con Sorriso sta operando. Dopo aver scoperto questo luogo, lavori e progetti procedono a grandi passi. La gente del posto, da sempre, ha ammirazione e rispetto per quanto fondato dai Padri Comboniani più di un secolo fa e rimasto operativo per quasi cinquant’anni, fino ai primi anni sessanta. Forse è anche per questo che il primo giorno si presentano in tanti per il lavoro.

È un’occasione quasi unica, perché Insieme con Sorriso fa lavorare la gente del posto e non chiama operai stranieri, dall’Uganda o dal Congo.

Non solo. Al momento, le possibilità di lavoro sono praticamente nulle. Con Insieme con Sorriso lavoreranno per molti mesi.

La giornata inizia molto presto, con il sole, e termina alle cinque, un paio di ore prima del buio. Molti operai hanno parecchia strada da fare per tornare a casa, quasi sempre a piedi. I fortunati possessori di una bicicletta sono pochissimi.

Leone Kumbaye, il referente locale di Sorriso, è una delle persone con cui ho avuto modo di parlare di più. Un uomo davvero in gamba che crede nella sua gente e nel futuro del suo paese. Si è laureato in Italia e parla cinque lingue, tra cui l’italiano. Sa descrivere il vivere quotidiano con grande semplicità e senza dare l’impressione di insegnare le cose.

Ci aiuta a capire le persone e ad entrare in sintonia con loro. I suoi modi gentili e sempre rispettosi verso chiunque mi conquistano.

Uno di quelli che si fa notare per la bravura è Justine, un ragazzone di vent’anni, che impara in fretta e bene. Ha un grande sorriso che ti regala ogni volta che lo incontri. Una ragazza brava e sveglia è Lidia, che si dà un gran daffare e tiene il passo nei lavori pesanti. Samuel, il capocantiere, parla inglese ed è sorprendente.

È bello veder crescere il sito giorno dopo giorno. È bello veder rivivere quelle che solo due anni fa erano rovine. Un gran numero di operai lavora alacremente.

Chi sta ripulendo le vecchie costruzioni ormai sopraffatte da piante e arbusti. Chi sta tirando su il muro della sala polivalente, di quello che domani sarà il Centro di Formazione Tecnica.

È bello fermarsi a parlare, si fa per dire, perché la maggior parte degli abitanti di Mupoi parla solo zande, sono pochissimi quelli che conoscono l’inglese.

Ma tra un “Gini Pai”? Cui rispondo “Pai te”, e un ciao, perché in Italia si dice così, ci riesco, aiutandomi con la gestualità tipicamente nostrana.

Una persona che mi è entrata nel cuore è Anchetta, la cuoca, che parla solo zande. I primi giorni facevamo fatica a comprenderci, ma poi, con l’aiuto di Leone, ho tradotto alcune parole e frasi in zande. Anchetta si è fatta tradurre qualche parola in inglese. Gli ultimi giorni abbiamo potuto fare quasi una conversazione, anche se non sono riuscita a farmi raccontare tutta la sua storia.

Non dimenticherò le storie di tutte le persone incontrate, la loro dignità, la loro cordialità, la loro gioia nel condividere il poco che hanno, perché per stare bene, in fondo, occorrono davvero poche cose: quelle essenziali e il piacere di stare con gli altri.