Marina Ferrero

Torino, ottobre 2015. Non dimentico… E ricordare ciò che pensavo un anno fa suscita in me nostalgia mista a malinconia. Ricordo una frase, che qualcuno mi disse, “Qui non c’è nulla, eppure non manca nulla…”. Vero.

Sono abituata a viaggiare praticamente da sempre. Ma quello che stavo per fare era un viaggio assolutamente nuovo. Partire al seguito di Insieme con Sorriso. Mi accompagnavano pensieri di tutti i generi. Non ero preoccupata per qualcosa in particolare, ecco, ero… Emozionata. Che cosa mi aspettavo da questo viaggio? E quali erano le aspettative nei miei confronti? Con sincerità devo dire che non lo sapevo. Il paese che avrei visto era il Sud Sudan.

Oggi ci ripenso con tristezza anche perché la situazione è peggiorata. Gli scontri sono aumentati ed anche il Western Equatoria non ne è rimasto escluso.

A tavolino conoscevo il Sud Sudan abbastanza bene, ma come si dice tra il dire e il fare sta in mezzo il mare. Un conto è conoscere i confini del nuovo stato africano, indipendente dal 9 luglio 2011, o la sua capitale Juba, con le strade asfaltate, i grandi palazzi, e la frenesia di una capitale, e un conto è vedere con i propri occhi quella terra rossa, dove suoni e profumi ti avvolgevano come un mantello.

Il mio viaggio era cominciato molto presto. Partivo da Torino per raggiungere Malpensa dove avrei incontrato Patrizia e Luigi con cui sarei partita.

Il tempo scorreva veloce. L’aereo decollava. Prima di raggiungere Kampala, avevamo fatto  due scali, in Turchia e in Rwanda. Che Patrizia ci raccontava con dovizia di dettagli, perché ci aveva vissuto a lungo.

Finalmente sbarcavamo a Kampala. Dovevamo aspettare un paio di ore, prima che ci venissero a prendere per raggiungere il piccolo aeroporto di Kajjansi, da cui partono i Cessna, i piccoli aerei a dieci/dodici posti, per il Sud Sudan. Ad Arua, ancora in Uganda, cambiavamo velivolo per proseguire alla volta di Yambio, il capoluogo del Western Equatoria, uno dei dieci governatorati del Sud Sudan.

Mentre sorvolavamo il Sud Sudan mi chiedevo quanti chilometri quadrati di foresta ci fossero. Il verde delle foglie si distendeva a perdita d’occhio, interrotto solo da un lungo nastro di terra rossa. La strada principale, una pista in realtà, che attraversa la regione del Western Equatoria.

Dall’alto scorgevo le ombre che le nuvole lasciavano qua e la… Lo sguardo si perdeva verso l’infinito per poi tornare più curioso a guardare giù e accorgermi che dalla foresta spuntavano i tetti in paglia e qualche volta in lamiera, dei villaggi dove vive la maggior parte degli abitanti.

Finalmente atterravamo a Yambio. Per le formalità ci era voluto un po’ di tempo. Ci stavano già aspettando per accompagnarci alla diocesi di Yambio, dove avevamo pranzato.

Il viaggio era cominciato davvero. Me ne accorgevo dalle piccole cose. Tutto era diverso da come lo avevo pensato, tutto era diverso da ciò cui sono abituata… Eppure, tutto mi era familiare.

Non so perché. Era una sensazione stranissima. Non ero mai stata prima in un Paese come il Sud Sudan. Nè avevo mai seguito attività umanitarie “sul campo”.

Da quando eravamo partiti, cioè dal giorno prima, mi sembrava fossero passati mille anni e tutto fosse lontanissimo. Iniziavano le domande fra me e me. Chissà se mi arriveranno mai anche le risposte?