Tarcisio Gambarelli, conosciuto come “Ciso”

Tarcisio Gambarelli, per gli amici “Ciso”, ci racconta la sua testimonianza di volontariato con noi.

Ciso, cosa significa per te fare volontariato?

Il volontariato è una parte della mia vita, da più di 20 anni e ancora oggi dedico il mio tempo libero alle attività di Insieme con Sorriso e della Croce Azzurra. Fare il volontario per me significa aiutare chi ha bisogno.

Cosa ti ha spinto a diventare volontario di Sorriso?

Ho iniziato a fare volontariato con Sorriso perché avevo degli amici che facevano parte della Onlus e che mi parlavano spesso di cosa stavano facendo in Sudan. Ciò mi ha incuriosito e, visto che ero a casa in pensione, ho voluto dedicare il mio tempo libero per fare qualcosa di buono, di utile per gli altri.

Da quanto tempo partecipi alle attività di Sorriso?

Sono volontario di Insieme con Sorriso dal 2003. Inizialmente ho seguito le attività in Italia ma in seguito, dal 2008 al 2010, ho partecipato anche ai campi di lavoro in Sudan, sui Monti Nuba. Dal 2010 purtroppo non ho più fatto ritorno in Africa per motivi di salute, ma continuo a dare la mia disponibilità in Italia, informandomi spesso sull’andamento dei progetti e sulla situazione degli “amici” che ho conosciuto in Sudan.

Di cosa ti sei occupato e ti occupi?

In Africa ho aiutato nella costruzione delle scuole e dell’ospedale a Gidel e di un centro di formazione professionale a Kauda. In Italia, invece, mi occupo, assieme ad altri volontari, di recuperare il materiale da inviare in Africa, del carico dei container e del confezionamento dei panettoni per la campagna di Natale.

Nonostante il volontariato in Italia sia molto importante e sicuramente utile, in Africa è diverso: quando torni a casa da un’esperienza senti di non aver finito, senti di dover fare di più.

Ci sono fatti accaduti o persone che ti hanno colpito?

Una persona che mi ha colpito è Awa, una ragazza di 18 anni che ho conosciuto a Gidel: non frequentava la scuola perché non aveva i soldi per poter pagare la retta scolastica. Awa ha iniziato a lavorare con noi per riuscire a guadagnare il necessario per vivere e sperando, in futuro, di poter anche pagare la scuola.

Un fatto che non dimenticherò mai è successo una domenica pomeriggio, mentre eravamo in macchina poco distanti da Gidel, sui Monti Nuba. Un ragazzo di circa 10-12 anni stava camminando lungo la strada e ci siamo fermati per dargli un passaggio. Lui ha cominciato a scappare lontano, mentre le altre persone di Gidel, che erano con noi, lo chiamavano dicendogli di non avere paura.

Il ragazzo però non si è fidato ed ha continuato a correre, temendo di essere rapito, infatti il rapimento di ragazzi di quell’età era  frequente, per essere reclutati come bambini soldato.

Quali sono state le soddisfazioni più grandi?

La soddisfazione è sempre grande quando vedo le persone contente per quello che abbiamo fatto.

Le gratificazioni più grandi però le ho avute in Africa, quando ho aiutato a costruire l’ospedale e le scuole di Gidel. La popolazione era davvero contenta di avere per la prima volta un posto dove curarsi e studiare!

Consiglieresti un’ esperienza simile ad un giovane?

Sicuramente consiglio vivamente un’esperienza simile, infatti poter essere d’aiuto agli altri ti riempie di gioia.

Fare del bene, sia in Italia che in Africa o altrove, fa bene sia a sé stessi che agli altri.

Io sono molto contento e se potessi ritornare indietro comincerei a fare volontariato da giovane.
A volte basta davvero poco per rendersi utili e cambiare la vita delle persone, anche semplicemente donando del tempo libero, che può essere prezioso.